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In soli due giorni abbiamo attraversato le immense steppe del Kazakistan centrale ed eccoci catapultati in Russia! Welcome Kazakistan, goodbye Kazakistan in un battito di ciglia quindi.

Non abbiamo rallentato neppure su strade sconnesse (tante), durante la notte o sotto la tempesta (ieri appena entrati in Russia) per essere qui. Con la frontiera della Mongolia a pochi km.

Gli ultimi tre giorni ci hanno visto percorrere a tutta velocità (limiti permettendo ovviamente) il grandissimo Kazakistan tagliandolo centralmente da sud a nord.

E’ una terra sconfinata (il nono paese per estensione al mondo) con un retaggio nomade di fieri cavalieri tuttavia sradicato dalle riforme sovietiche che hanno forzato la popolazione a trasformarsi in stanziale.

Le strade sono spesso in cattivo stato con buche che paiono crateri e avvallamenti derivanti dall’effetto combinato di caldo, peso dei camion e soprattutto un fondo sabbioso troppo morbido sotto lo strato di asfalto.

 

Ne deriva un inferno per le sospensioni e, nei casi peggiori, per il fondo del veicolo.

 

Fortunatamente la preparazione delle sospensioni ci ha permesso di tenere il ritmo, non senza stupore da parte dei conducenti dei fuoristrada locali.

Entrati lunedì mattina da un valico di frontiera vicino a Tashkent (welcome Kazakistan) ci siamo subito diretti verso nord guidando fino a che la stanchezza ce lo ha permesso. Non è stato facile trovare una sistemazione nel pieno della notte e lontano dalle grandi città (considerando inoltre che essendo tutte le scritte sugli edifici in cirillico la faccenda si complica).

Martedì mattina siamo immediatamente ripartiti guidando tutto il giorno fino a Karaganda nel nord del paese per poter affrontare la frontiera con la Russia ieri.

 

Eravamo un pò preoccupati per le eventuali lungaggini nelle procedure di ingresso ma tra uscita dal Kazakistan ed entrata in Russia abbiamo perso solo un’ora e tre quarti. Stupefacente soprattutto perché di questo tempo perso un’ora deriva dal cambiamento di fuso!!! Sì esatto, solo 45 minuti tra uscita ed entrata, ormai siamo dei campioni di sorrisi concilianti, goodbye Kazakistan.

Il Kazakistan è volato e ve lo descriveremo tanto velocemente quanto velocemente lo abbiamo attraversato:

cosa ci è piaciuto:

+ la steppa sconfinata e il senso di libertà che ne consegue

+ la gentilezza e disponibilità dei kazaki che pur non parlando la lingua cercano di aiutarti in ogni modo

+ conoscere veramente un paese normalmente relegato alla parodia di Borat

 

cosa non ci è piaciuto:

– la solita polizia locale, più che in Azerbaijan, ma meno di Turkmenistan e Uzbekistan

– l’infinità di lapidi lungo la strada che taglia la steppa da sud a nord, molto inquietanti (alcune sono decisamente particolari, create con parti di veicoli, pneumatici e marmitte; ipotizziamo possano trattarsi di parti dei mezzi coinvolti)

– la barriera linguistica certe volte insormontabile

Il lembo di Russia tra il Kazakistan e la Mongolia è invece uno stralcio di nulla. Nonostante la relativa vicinanza con Novosibirsk (la terza città della Russia per dimensioni) ci si trova a percorrere decine e decine di km senza incontrare assolutamente nessun segno di presenza umana, se non la riga di asfalto che serpeggia tra paludi e acquitrini.

 

Bisogna fare attenzione a non lasciare un insediamento con poca benzina perchè si rischia veramente di rimanere a piedi in attesa del primo automobilista di passaggio.

 

Un fortuito incontro con un kazako in vacanza ci ha fornito qualche elemento in più per decidere di proseguire in notturna fino a Barnaul (l’idea inizialmente era di fermarsi qualche km dopo la frontiera).

 

Oggi proveremo a raggiungere la frontiera con la Mongolia. Non sappiamo se riusciremo a valicarla già oggi, ma al peggio saremo lì domani mattina.

 

Abbiamo corso fino ad ora, ma il risultato compenserà ampiamente gli sforzi: in Mongolia rallenteremo e ci godremo veramente la strada. Con grandi respiri di sollievo ci permetteremo di visitare la Mongolia con la tranquillità necessaria richiesta ad un paese dotato di così grande spiritualità.

 

Vogliamo conoscere e capire il più possibile di questa terra, obiettivo vero della nostra folle impresa.

 

Se nei giorni scorsi è stato welcome Kazakistan, goodbye Kazakistan ora sarà solo welcome Mongolia!!!

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