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Eccoci nella città portuale di Batumi, in Georgia.

Georgia on my mind cantava Ray Charles; ecco, con i dovuti distinguo geografici, vale anche per noi. Siamo arrivati ieri a notte fonda dopo una lunga giornata di guida e dopo aver attraversato la frontiera con la Turchia attorno alle due di notte. Fortunatamente, nonostante l’ora tarda, siamo riusciti a trovare un alloggio più che dignitoso di fronte al portocommerciale. Andiamo però con ordine visto che dobbiamo ricapitolare i due giorni passati.

Mercoledì, come vi abbiamo raccontato nello scorso blog, siamo arrivati ad Istanbul dopo una pazzesca tappa di 39 ore consecutive attraverso 7 paesiche ci ha visto accendere il motore della 208 martedì mattina a Monaco di Baviera e spegnerlo a Istanbul la sera del giorno successivo. Questo sforzo ci ha permesso tuttavia di dedicate un intero giorno, giovedì, alla visita della città di pone tra Europa ed Asia.

Abbiamo visitato le immancabili Moschea Blu e Aya Sofya, le due moschee più importanti della città, oltre al palazzo di Topkapi, residenza dei sultani fino alla caduta dell’impero Ottomano nel primo dopoguerra. Quello che più ci ha colpito tuttavia è stata la lunga passeggiata attraverso i quartieri meno turistici della città percorrendo vie strette e caotiche dove ci si poteva realmente mischiare con la gente del posto.

Soprattutto una moschea della quale al momento non conosciamo neppure il nome (ma abbiamo i riferimenti geografici per risalirvi) ci ha impressionato.

Certamente meno monumentale delle più blasonate Moschea Blu e Aya Sofya, conservava tuttavia intatta la sacralità del luogo. Niente code da rispettare, niente percorsi prestabiliti e niente comitive che fotografano in ogni direzione, solo la tranquillità e il silenzio di un luogo sacro. I Corani allineati su tavolini di legno in corrispondenza di ogni finestra, persone che leggevano con la schiena appoggiata alle colonne e fedeli che pregavano.

Quella moschea ci ha trasmesso un senso di serenità ed è stata una bellissima esperienza sederci anche noi sui morbidi tappeti godendoci il momento e lasciando che il tempo corresse vie in quella quiete.

Istanbul è una città adagiata su innumerevoli colline e i saliscendi sono la regola. Dopo una giornata intera affrontata camminando senza soste per non sprecare neppure un attimo ci siamo concessi un pò di relax in un locale di quartiere alle spalle della Moschea Blu. Chai fumante (tè), piatti di kebab, narghilè dagli odori inebrianti e l’incessante rotolio dei dadi dei giocatori di backgammon (dei veri appassionati a quanto abbiamo potuto constatare) sono stati la nostra compagnia serale e ci hanno permesso di recuperare le forze in vista della giornata di guida successiva.

La giornata di giovedì (ieri) ci ha visto infatti impegnati in una lunga tappa di più di 1200 km per attraversare in un colpo solo tutta la Turchia ed entrare in Georgia. La guida è stata lunga ma non troppo impegnativa e la macchina si è comportata eccezionalmente bene in mezzo ai cantieri che sembrano essere una costante in tutta la Turchia centrale. Dopo una veloce ma gustosa cena a Trebisonda, sul mar Nero, siamo entrati in Georgia sbrigando velocemente le questioni doganali. La Turchia resterà nei nostri cuori, ma ora dobbiamo concentrarci sul proseguo del viaggio: Georgia on my mind quindi e riaccendiamo il motore!

2 COMMENTI

  1. Ciao ragazzi!!complimenti per il coraggio e un pò la pazzia nel lanciarsi in un impresa del genere,ma credo che l’esperienza dell’avventura e le emozioni che il viaggio regalano siano la migliore ricompensa…vorrei sapere com’è entrare in contatto e vedere di persona luoghi e culture che a volte ci sembrano così lontane…

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