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Siamo felici di potervi annunciare che il Forever Young Team, insieme alla loro Peugeot 208, ha raggiunto la Mongolia dopo due giorni passati sulle strade di un lembo di Russia montana a sud di Barnaul.

 

Sono stati due fantastici giorni di guida fin luoghi incredibilmente suggestivi che ci hanno portato al nostro obiettivo: la Mongolia. Ora comincia il vero viaggio; punto 0. Ci aspettano 2000 km di strade sterrate in una terra fatta di steppe e di cieli blu come non ne esistono altrove.

Il nostro avvicinamento alla tanto sospirata meta è iniziato l’altro ieri ancora in Russia. La strada che da Barnaul, la città nella quale ci siamo fermati dopo il nostro ingresso dal Kazakistan, porta a sud verso il confine con la Mongolia si snoda inizialmente tra infinite foreste di betulle per poi inerpicarsi tra le montagne percorrendo la valle scavata dal fiume Katun.

E’ un paesaggio mozzafiato: le pareti che delimitano la vallata intervallando boschi, prati verdissimi e rocce frastagliate mutano in continuazione colori e toni. Il fiume, adagiato sul fondovalle, serpeggia ad anse irregolari che talvolta con una curva stretta lambiscono la strada provocando quasi un senso di vertigine quando guidando ce le si trova proprio di fronte.

Dopo una giornata di guida attraverso questi paesaggi abbiamo trascorso la notte vicino ad Aktash, un minuscolo paesino rurale a circa 200 km dal confine con la Mongolia trovando alloggio in una piccola fattoria convertita a locanda. Fortunatamente per noi era in funzione anche una piccola cucina e abbiamo potuto gustare dei piatti caserecci tipicamente russi (zuppa come primo e polpette non meglio identificate come secondo).

Questa mattina ci siamo svegliati molto presto per coprire gli ultimi chilometri in tempo per arrivare prima dell’apertura della frontiera (9.00 del mattino). Essendo stati informati di possibili lungaggini specialmente sul versante mongolo abbiamo preferito non rischiare e questa si è rivelata in effetti una scelta vincente.

Le formalità con la Russia tutto sommato sono filate via lisce, mentre per quanto concerne la Mongolia si sono creati ritardi non indifferenti anche a causa della pausa pranzo di due ore durante la quale l’itera frontiera si ferma svuotandosi completamente. Chi non è ancora entrato infatti rimane chiuso fuori dai cancelli (anche se questo comporta rimanere nella terra di nessuno tra l’uscita dalla Russia e l’ingresso in Mongolia) mentre chi è riuscito a entrare prima dell’inizio della pausa viene abbandonato all’interno degli uffici senza il benché minimo controllo. Noi siamo rientrati nella seconda ipotesi, ma non ci siamo demoralizzati e abbiamo improvvisato un picnic nella sala del controllo passaporti sfruttando i viveri comprati nel pomeriggio.

Tra una scartoffia e l’altra siamo riusciti a mettere le gomme della 208 in Mongolia solo alle quattro e mezza di pomeriggio. Piuttosto tardi considerando il fatto che siamo stati il secondo veicolo in assoluto ad entrare durante l’itera giornata.

La cosa preoccupante è che la frontiera al momento della nostra uscita era ancora piena, che l’ora di chiusura è fissata per le sei e che a quanto pare i doganieri mongoli non si fanno scrupoli a chiudere tutto rimandando al giorno successivo la conclusione dell’iter di ammissione al paese. Questo comporta, per chi ha la sfortuna di trovarsi in quel frangente, una notte di campeggio coatto in frontiera (il ritorno in Russia per chi ha dei visti con un solo ingresso non è una strada percorribile).

 

Fortunatamente non è stato il nostro caso, siamo riusciti a concludere tutto per tempo ed eccoci infine in Mongolia!

Abbiamo percorso i circa 150 chilometri tra la frontiera e Olgii, la prima cittadina di una certa consistenza in Mongolia, guidando su quella che sembra essere più un sentiero che una strada. Per il momento ancora circondati da montagne, specialmente con la magnifica catena dell’Altai ancora innevata che svetta a sud, ma con i primi segnali della steppa che ci aspetta.

Queste sono le strade che aspettavamo da quando siamo partiti. Metteranno a dura prova i nostri riflessi e i nostri nervi, ma abbiamo la fortuna di poter contare su un mezzo all’altezza della situazione. La 208 risponde perfettamente ad ogni condizione della strada e la preparazione delle sospensioni le permettono di procedere spedita quanto i fuoristrada locali senza alcun problema.

Guideremo nel paese in cui il cielo è più azzurro che in qualsiasi altra parte del mondo e pare congiungersi alla terra negli orizzonti infiniti della steppa. Dove cavalcavano le orde che hanno creato il più vasto impero della storia e dove anche oggi una fiera popolazione mantiene vive le tradizioni e il proprio animo nomade. Faremo questo e anche di più cercando di raccontarvelo al meglio così da ispirare anche a voi il desiderio di andare oltre e di viaggiare per scoprire, conoscere e crescere.

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