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Abbiamo dedicato la giornata a scoprire Baku; una sorta di Montecarlo del mar Caspio circondata da impianti petroliferi e pianure brulle che ci ha tuttavia riservato qualche sorpresa.

Ora siamo pronti a imbarcarci, nella speranza di trovare un cargo mercantile che ci prenda a bordo, destinazione Turkmenistan!

L’Azerbaijan in questi ultimi anni ha vissuto un incredibile boom petrolifero e per le strade di Baku, la sua capitale se ne avvertono pienamente le conseguenze: palazzi ultramoderni che sorgono come funghi e un’opulenza un pò sfacciata e ostentata, ma che tuttavia è segno tangibile di una crescita.

In realtà ancor prima di giungere in città, sull’autostrada che arriva da sud e costeggia il mare,  si può notare un’interminabile fila di impianti di raffinamento del petrolio sulla sinistra e piattaforme di estrazione sulla destra. Avvisaglie di ciò che si incontrerà di lì a poco.

Questo ha portato crescite del PIL anche del 36% annuo e di conseguenza un fiume di soldi che, purtroppo, si sono concentrate nelle mani di pochi.

Certamente questo ha portato anche lati positivi quali creazione di infrastrutture, posti di lavoro e crescita economica del paese in genere, ma permangono ancora dubbi sull’accesso ai reali benefici da parte delle classi che non si trovano a gestire direttamente i centri di potere del paese.

Evitando di dilungarci troppo in dettagli politico/sociali vi possiamo comunque dire che scoprire la città è stato oltremodo piacevole e non solo perché ci ha consentito di riposarci. Baku è permeata del fascino della città che cambia.

La città vecchia, composta da una miriade di vicoletti labirintici racchiusi dalle antiche mura, è suddivisa tra case ancora abitate dalle vecchie famiglie, fatiscenti ma genuine, e nuove case di lusso, ricostruite in stile antico, ma in realtà modernissime.

Sempre nella città vecchia hanno trovato spazio ristorantini e sale da tè alla moda nelle quali ripararsi quando il caldo di fa soffocante. Il chai (tè) è spesso accompagnato da dolcetti alle mandorle e frutta candita.

La parte moderna della città ricalca invece il centro di una qualsiasi capitale europea con centri commerciali, locali e alberghi di catene internazionali.

Nonostante i rapidi cambiamenti che la stanno avvicinando ai caratteri uniformi (e diciamolo spersonalizzanti) delle grandi capitali mondiali l’essenza di Baku cova sotto la cenere. Non è quindi infrequente osservare operai intenti ad asfaltare una strada che si fermano e srotolano un piccolo tappeto sotto l’albero più vicino per il dhuhr (la preghiera del mezzogiorno) così come nella moschea della città vecchia la partecipazione alla Isha (la preghiera della notte) è fortemente sentita. Non dimentichiamo infatti che l’Azerbaijan è uno stato a maggioranza islamica.

Anche il rito del chai non è ancora relegato ad un divertimento per turisti e difficilmente gli azeri vi rinunciano.

I cambiamenti in Azerbaijan sono rapidi e decisi tanto che è difficile capire la piega che il futuro di questo stato prenderà: se diventerà uno stato realmente moderno o se rimarrà appannaggio di pochi, una Montecarlo del mar Caspio per pochi.

Qualcuno di voi conosce più a fondo la realtà di questo stato? Ci ha lavorato o vissuto? O magari è azero? Siamo molto interessati a saperne di più quindi, qualora le abbiate, mandateci ogni informazione; ve ne saremmo veramente riconoscenti.

Torniamo invece al folle viaggio del Forever Young Team insieme alla nostra inseparabile Peugeot 208.

Domani l’intenzione è quella di proseguire per il Turkmenistan. Dobbiamo trovare un cargo mercantile che ci prenda a bordo dato che non esistono navi passeggero in servizio tra Baku e Turkmenbashi.

Speriamo di riuscire nella nostra impresa, ma le informazioni in nostro possesso (abbiamo scritto per tempo all’autorità azera di navigazione marittima) ci fanno ben sperare.

Se dovesse andare tutto bene ci imbarcheremo domani pomeriggio con un tempo di attraversamento tra le 12 e le 18 ore (salvo imprevisti).

Vi scriveremo non appena in Turkmenistan per aggiornarvi.

Continuate a seguirci perché fino ad ora si è scherzato, ma ora comincia la vera sfida: 3 deserti da attraversare, migliaia di km di sterrato e una steppa senza strade da percorrere per giungere a Ulan Bator.

Vi terremo ovviamente aggiornati passo per passo e se la connessione ci assiste vorremmo postare anche qualche video da ora in poi.

A presto!

2 COMMENTI

  1. mannaggia che invidia davvero… vorrei essere li con voi 🙁
    questo viaggio sembra essere sempre più esaltante, ma inoltre il conoscere posti nuovi, culture e usanze diverse, che dire…poi raccontato come lo fate voi con le bellissime foto sembra di essere li… domanda forse stupida, il kebab turco è diverso rispetto ai nostrani? keep on rockin!

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