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Vi piacciono i film catastrofici? Allora, immaginatevi la scena: un violento incendio è scoppiato all’interno di una galleria stradale intrappolando decine di persone terrorizzate. All’improvviso, proprio quando la situazione sembra ormai compromessa, ecco arrivare i soccorsi a bordo di uno strano veicolo che si muove agilmente e silenziosamente anche nell’aria quasi priva di ossigeno.

 

Questo, o qualcosa del genere, era il compito per cui nel 2002 Peugeot sviluppò, con la consulenza dei vigili del fuoco, H2O, una concept car per un veicolo di pronto intervento, agile, in grado di muoversi anche in ambienti “anaerobici, cioè in assenza o carenza d’ossigeno, come nel nostro film immaginario.

 

Il segreto? È nella sigla PAC, ovvero pila a combustibile di derivazione aerospaziale e che in futuro, quando i suoi costi saranno “terrestri” e non “stellari, potrebbe essere una delle soluzioni per una mobilità assolutamente pulita e con un’autonomia estesa.

 

Cos’è la PAC? La Pila a combustibile ha il compito di produrre l’elettricità indispensabile al funzionamento e al movimento del veicolo, emettendo allo “scarico” solo acqua.

 

Per il suo funzionamento la PAC montata sull’H2O ha bisogno di rifornirsi di due elementi: ossigeno ed idrogeno. L’ossigeno viene attinto dall’aria o, come nella nostra finzione cinematografica, da una bombola; l’idrogeno è prodotto istantaneamente, e nella piccola quantità necessaria, direttamente a bordo tramite un’apposita reazione chimica.

 

A proposito, come va a finire il film? L’H2O dei pompieri raggiunge le persone intrappolate nonostante l’intenso fumo grazie ai sensori di prossimità nei paraurti e ad un sistema radar incorporato nel frontale che gli consentono di avanzare anche con visibilità zero.

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