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Esattamente tredici anni fa Peugeot presentò al Salone di Parigi quattro “city toys”, quattro studi che volutamente esasperavano il concetto di “piacere di guida”.

 

Uno di questi era una vera e propria “bomba” in termini prestazionali, una specie di kart lungo poco più di 3 metri e 20, largo un metro e mezzo, dotato di un sei cilindri a V da 210 CV! La sensazione di velocità era poi ulteriormente esalta dai sedili del pilota e del passeggero a pochi centimetri dall’asfalto.

 

 

La “Kart up” – questo il nome del progetto – era in pratica una piccola roadster con i passeggeri protetti da un enorme parabrezza-tetto in cristallo. Lo schema delle sospensioni riprendeva quelle delle monoposto dell’epoca, ossia a triangoli sovrapposti, mentre il grosso V6 era sistemato trasversalmente davanti al retrotreno.

 

La “Kart up” non era, però, solo design allo stato puro ma anche innovazione tecnologica. Ad esempio, ognuno dei suoi due fari era costituito da una lampada che inviava verticalmente un fascio luminoso ad uno specchio che, a sua volta, lo orientava verso la zona anteriore.

 

Il fascio riflesso attraversava poi una lente che lo disperdeva sul tratto di strada da illuminare. Una maschera con due fori permetteva di passare dalla funzione “anabbagliante” a quella “abbagliante”.

 

Un sistema d’illuminazione dalla spiegazione complessa ma che consentiva di ridurre peso ed ingombro del proiettore.

 

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