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Quando il pubblico la vide per la prima volta al Salone di Parigi del 2004 rimase a bocca aperta e qualche giornalista si affrettò ad informare il suo giornale che la Peugeot voleva sfidare marchi del calibro di Ferrari e Porsche nel campo delle Granturismo d’elevatissime prestazioni. Però quella splendida coupé biposto, moderna ma nel contempo classica era solo un prototipo.

 

D’altra parte, l’abbaglio di quei giornalisti a Parigi era più che giustificato, perché la 907, questo il suo nome, aveva tutto della vettura reale e nulla dello studio. Nessun particolare futuristico, nessun eccesso stilistico, nessuna sperimentazione tecnologica.
La 907 sembrava in tutto e per tutto un modello pre-serie, pronto per entrare in produzione.

 

Imponente ma slanciata (era lunga quasi quattro metri e mezzo, per quasi 1,90 di larghezza), aveva una scocca in carbonio su cui erano fissati tutti gli organi meccanici. Padiglione e parabrezza formavano un tutt’uno vetrato che si prolungava poi nel lunotto, mentre la fiancata era caratterizzata da sfiati che ricordavano quelle delle GT degli anni Sessanta. Non poteva, poi, mancare l’alettone posteriore rientrabile, che poi ritroveremo sull’attuale RCZ.

 

L’abitacolo biposto era volutamente arretrato verso l’assale posteriore per far risaltare il lungo cofano sotto cui era montato in posizione longitudinale un poderoso 12 cilindri a V di ben sei litri che trasmetteva i suoi 500 CV al gruppo cambio sei marce-differenziale posizionato davanti all’assale posteriore, proprio come sulle GT più rinomate.

 

Proprio come su migliori di queste, il motore, o meglio i dodici tromboncini d’aspirazione, erano in bella vista sotto una sezione vetrata del cofano.

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